Mercoledì scorso, un convegno, cena con alcuni partecipanti conosciuti nell’ occasione: i convenevoli del caso, un bicchiere di vino, una conversazione molto autentica e interessante sui più disparati argomenti, dall’accordo di Copenhagen, allo sviluppo del settore alberghiero, dai processi di globalizzazione, al tema delle donne nei cda, a… “stecche” e dintorni, finchè è stato sfiorato l’argomento Expò 2015… ed è arrivata l’ ispirazione di scrivere questo articolo. Eh sì, perchè l’ argomento “manipolazione” è un fenomeno che si insinua nella società in modo stratificato, multi-settoriale, riflette i molti dei cambiamenti economico-politico-socio-culturali in atto, sfrutta il bisogno di risposte nascondendosi dietro la maschera di promotore sociale ed economico, tocca le aziende e i privati.
INDICE:
- 1. INTRO: PARLIAMO DI…
- 2. L’ATAVICA DOMANDA OGGI_il bisogno di risposte.
- 3. L’OFFERTA MULTI-DISCIPLINARE_sviluppo e formazione o de-formazione… (manipolazione!)?
- 4. I FALSI GURU_l’abito non fa il monaco.
- _”identità” del manipolatore: il pensatore.
- _il manipolatore è un uomo in mutande che vorrebbe essere un trekker: per lui è sempre Carnevale.
- 5. I FALSI GURU A LAVORO.
- _il kit
- _le dinamiche
- _identikit pubblico e privato
- 6. LA MIA ESPERIENZA DI PSY-COACHING_ mi sono salvata da “Psycoach” perché l’ho riconosciuto.
- 7. La LEADER-SHIT AL FEMMINILE DI… S-COACH?_90-60-90?
- _cos’è il Coaching ce lo dice la Federazione Italiana Coach (ICF Italia)
- _la leadership… al femminile…???: se esiste una cosa che di sicuro è asessuata, è la Leadership.
- 8. LE VITTIME_chi sono e perché: l’ intelligenza e la cultura non bastano.
- 9. COME ORIENTARSI NELLA SCELTA “FORMATIVA”_l’informazione.
- 10. CONCLUSIONI_
- _vademecum per tutti.
- _ una chiave di lettura: verso l’evoluzione.
1. INTRO: PARLIAMO DI… Esistono innumerevoli corsi, seminari, discipline, attività, di vario tipo e inerenti al miglioramento personale e/o professionale, e diverse figure professionali ad essi correlate, come quelle del Trainer e del Coach: in Italia ancora giovani e quindi tra quelle poco conosciute e regolamentate. In giro si trova davvero di tutto, oltre ai professionisti del caso, anche molti delinquenti. Manca l’ informazione: in alcuni comunissimi corsi, seminari, attività, che inizialmente e apparentemente, provocano un miglioramento dello stato mentale e/o fisico, vengono utilizzate tecniche di riforma del pensiero per modificare l’atteggiamento, e di conseguenza destabilizzare e rimodellare il senso d’identità e la personalità dei partecipanti. Comunemente invece si crede che questi fenomeni siano lontani dal nostro quotidiano, che termini quali psico-setta abbiano a che fare con gente incappucciata e riti strani o con maghi-santoni ai quali abboccano i creduloni, che non abbiano nulla a che vedere con un’ ampia categoria di diffusissimi corsi e discipline. Non è così. La manipolazione mentale è praticata in svariati ambiti del quotidiano e nessuno è immune: non è questione di intelligenza o cultura. So di casi di professionisti, anche psicologi, caduti nella trappola. Potete incontrare un manipolatore ovunque: in treno, all’università, ad un corso di yoga, ad un colloquio di lavoro, può essere il vostro vicino di casa o di scrivania in ufficio. E in molti casi la pratica della manipolazione mentale diventa anche la sua professione. Potreste partecipare ad uno dei suoi corsi perché lo avete cercato voi, o magari lo avevate conosciuto in un altro contesto ed è lui che vi ha invogliato a partecipare. Nel corso dell’ articolo a seguire ho inserito, in tutti i paragrafi conseguenti e complementari l’ uno agli altri, tracce della mia personale esperienza, testimonianze e informazioni raccolte, sviluppando questo argomento in modo ampio e sfaccettato al fine di stimolare l’ individuale chiave di lettura di tutti coloro che vorranno.

2. L’ ATAVICA DOMANDA OGGi_ il bisogno di risposte. Il bisogno di credere, di evadere, di ricercare il senso e la speranza sono tutti bisogni costitutivi dell’ esperienza umana. Negli ultimi decenni, in una società globale e disorientata come la nostra, caratterizzata da un sistema economico-finanziario-politico-mediatico per molti aspetti controverso e voluto, e che ha portato sempre di più all’ impoverimento e appiattimento delle consapevolezze individuali, tale atavico bisogno e il relativo disorientamento emotivo, hanno accresciuto una potenziale domanda di mercato che qualcuno doveva pur soddisfare. (Faccio in proposito una breve digressione sul tema, riferendomi ad. es. a come questo si è manifestato nella mia area di competenza professionale: sono ormai anni che vengono applicate strategie di marketing e comunicazione “emozionale”, in tutte le salse, al punto che oggi sono per molti versi addirittura superate: ormai sono innumerevoli gli autori che hanno scritto dei libri facendo il copia/incolla da altri precedenti… manca solo il mio vicino di casa!). Per fortuna la direzione per il futuro è un’ altra e forse ancora in pochi l’ anno vista.

3. L’OFFERTA MULTI-DISCIPLINARE_ sviluppo e formazione o de-formazione…(manipolazione!)? Ecco quindi che in questi ultimi anni sono nati “come funghi” gruppi, associazioni, circoli, enti… , guidati da un maestro-guru-leader-coach-trainer… : promuovono corsi, seminari, discipline… , a volte con connotazione religiosa, altre senza, a volte con puro orientamento professionale, altre meno; sembrano avere per obiettivo una sorta di autotrascendimento del soggetto, l’ accrescimento del “potenziale umano”, la ricerca di benessere psico-fisico, la condivisione di emozioni, la sovrapposizione di salute e salvezza… il miglioramento professionale. Si va dalle colorate tipologie dei gruppi di auto-aiuto, di meditazione, di reberthing, di experiencing psicomotoria, al reiki, a tutte le forme di “–terapia”: coi colori, coi fiori, con la danza, con i cuccioli di animali ecc… Pensiamo anche alle innumerevoli reinterpretazioni delle discipline orientali in varie forme e connotazioni, intrise di contaminazioni e pratiche di ispirazione spirituale (per. es. lo yoga, il tantrismo, ecc.), senza dimenticare poi l’ area della formazione, all’ interno della quale in alcuni “filoni” si sente chiaramente l’ influenza di esponenti come Werner Erhard, Gurdjieff e Osho Rajneesh dall’ India; su quest’ ultimo, è curioso leggere attentamente attraverso i media “non convenzionali” la storia della sua vita e informarsi sulle tecniche e pratiche adottate nei suoi “centri”, per confrontare il tutto con la spiritualità che viene veicolata attraverso i suoi testi (sì, proprio curioso… a ognuno le proprie conclusioni- io conosco uno che si fa chiamare “Coach” e durante i suoi viaggetti in India fa una capatina al centro di Osho); e poi la diversificata tipologia dei vari training, counseling, coaching, rivolti ai privati e alle aziende, e poi servizi di… consulenza filosofica o di altro vario genere, ecc. Il tessuto sociale è ormai “impregnato” di queste realtà: alcune positive, quando guidate da persone “sane”, “integre”, che realmente perseguono gli obiettivi che dichiarano, gestendo le realtà che sono veramente così come, visibilmente a tutti, appaiono pubblicizzate su autorevoli testate giornalistiche o promosse ad altri canali media compresi quelli sul web.
4. I FALSI GURU_l’ abito non fa il monaco. Non si può però evitare di constatare che tutte le aree di attività sopra elencate, rappresentano anche uno dei terreni più fertili per tutti quegli individui, psicologicamente disturbati, che hanno in testa tuttaltro che servizi volti all’ aiuto e al benessere degli altri e che contaminano il mercato dell’ offerta coltivando la loro opportunità di business e non solo… A colpo d’occhio questi individui potrebbero sembrare persone normali ma in realtà sono dei manipolatori (o manipolatrici):
_“Identità” del manipolatore: il pensatore. Si tratta di solito di narcisisti patologici o psicopatici, che utilizzano il loro ruolo/attività “professionale” come strumento per carpire i punti deboli delle persone che partecipano alle loro attività, al fine di esercitare plagio/manipolazione mentale e psicologica, per raggiungere i loro scopi personali, facendo così credere alle vittime di fare invece delle scelte consapevoli e giuste per loro stesse: di solito gli obiettivi non dichiarati del manipolatore (utilizzo il maschile per comodità) sono lo sfruttamento economico, sessuale, professionale, “relazionale”. Il manipolatore cerca di rispondere così alla sua sete antica, e radicata nella sua struttura personale, di potere e di controllo sugli altri, senza il quale altrimenti si sentirebbe debole e perso, e la sua enorme e irrisolta ferita narcisistica lo porterebbe alla disperazione; tale sete di potere è talmente forte che gli ha completamente azzerato la coscienza. Non conoscono altro modo per relazionarsi agli altri, non sono in grado di avere con nessuno, dai famigliari ai conoscenti, all’ ambito professionale, un rapporto relazionale normale basato sulla reciprocità. E’ evidente che le discipline/attività descritte al paragrafo 2., rappresentano un’opportunità per questi individui per avere maggiori mezzi a disposizione per “esercitare la loro malattia” con lo scopo di guadagnarci pure sopra. La menzogna patologica è una delle loro caratteristiche
guida (mentono su qualsiasi cosa, dall’ essersi persi il portafoglio, a fingere malattie, ad inventare disgrazie personali, ancora meglio se queste possono toccare il vissuto emotivo della vittima, risvegliando vicende personali passate- a scuola dovevano essere di quei bambini che raccontavano sempre che gli era morto il nonno, la nonna, la zia… -); vivono quindi nella costante elaborazione celebrale (sono solo celebrali: pensano, pensano, sempre e ovunque, pure di notte… ) di ricerca dei punti deboli delle vittime e degli innumerevoli personaggi che inscenano nella loro “vita” in base alle diverse situazioni: cercano così di entrare in empatia con le varie vittime creandosi ogni volta l’ identikit/maschera ad hoc che faccia leva sui punti deboli delle stesse. E d’altronde se fossero autentici mostrando la loro vera natura, i normali scapperebbero all’ istante. Come dire, se li conosci, li eviti!

_Il manipolatore è un uomo in mutande che vorrebbe essere un trekker: per lui è sempre carnevale. Qualsiasi persona sa che l’essere autentici ed integri è la naturale vocazione dell’essere umano e sa che vuol dire realizzazione di sé, vuol dire espressione del proprio potenziale, forza, sa che questo comporta un’evoluzione continua, l’acquisizione di consapevolezza, l’essere in contatto con se stessi, l’attraversare fasi di cambiamento, realizzare se stessi. I manipolatori non lo sanno. Al contrario, per dare senso alla loro vita e sentirsi soddisfatti di sè, tra le varie balle che si raccontano guardandosi allo specchio c’è quella “Io sono più furbo degli altri” e per questo aspetto i manipolatori fanno parte della più ampia categoria dei “Furbi”. Per fare una similitudine è come se l’umanità fosse un gruppo di trekker e la vita fosse una catena di montagne con tutti i suoi sentieri e naturalmente le vette. I manipolatori sono invece individui che non fanno parte di tale gruppo: sono ai piedi della montagna e lì resteranno sempre. Ignorano le meraviglie che nascondono i sentieri della montagna lungo il viaggio, il piacere di confrontarsi e collaborare col gruppo, la ricerca delle attrezzature giuste che vanno cambiate per proseguire il viaggio man mano che l’ altitudine sale, la beatitudine che si prova quando si arriva in cima. I manipolatori restano ai piedi della montagna perché non hanno mai percorso un sentiero e non sono attrezzati: non hanno gli scarponcini, i picconi, lo zaino ma sono in mutande. Piuttosto che ammettere di essere in mutande e adoperarsi per cercare l’ attrezzaura per poi magari rischiare di scoprire di non riuscirci, raccontano a se stessi che percorrere i sentieri è inutile e una gran fatica. Perché la balla regga e per non ascoltare la loro vocina interna che li farebbe sentire inferiori (perché in realtà nel loro intimo loro sanno di essere in mutande e non desidererebbero altro che essere dei validi trekker, e per questo da un lato ammirano i trekker ma dall’altro li detestano), passano all’ azione: raccontandosi che sono i trekker ad essere inferiori a loro, saltellando e canticchiando il loro motto “io sono furbo” vanno alla prima bancarella di vestiti di carnevale e ne prendono uno da trekker, appunto; uno di quelli da 5 euro, fatti dai cinesi, cuciti in un pezzo unico e con la cerniera dietro, fatti col tessuto sintetico delle fodere dei vestiti, comprensivo del rivestimento per i piedi (sembrano scarponcini ma sotto hanno le infradito) e prendono pure un piccone (2 euro) che sembra di ferro ma è di carta pesta. Il manipolatore si intrufola così nel gruppo di trekker presentandosi come il capocordata, che è lì per aiutare i trekker nel loro cammino e magari per soccorrerli in caso di infortunio. E’ quello che piange quando vede un trekker ferito, è quello che racconta dei suoi infortuni passati. In realtà la sua vocina interna continua a parlargli e l’ unico motivo perché lui è lì è quello di voler spezzare le gambe ai trekker. Per cercare di mietere più vittime possibili, il povero individuo in mutande pensa di sparare nel mucchio: per facilitarsi il compito si stampa pure un bigliettino da visita che dice “la vecchia scuola del mutuo soccorso ai trekker”.

5. I FALSI GURU A LAVORO_ I manipolatori, si promuovono e attirano le potenziali vittime con falsi corsi/corsi copertura, (a volte su invito, altre camuffati da pseudo-premi di pseudo-concorsi, adesso ce li ritroviamo pure sul web, tra le mail… insomma… propongono un’ opportunità!- che questa sia per loro e basta, chiaramente non lo specificano da nessuna parte). A volte le sottopongono a un test gratuito e poi spiegano che le aiuteranno a prendere consapevolezza del loro potenziale, a superare i punti deboli. Inizia così la manipolazione psicologica. Molto diffusi sono proprio i ”gruppi” catalogati come «movimenti di sviluppo del potenziale umano»: si intendono quei movimenti che, sottoforma di diverse tipologie di corsi, più o meno dichiaratamente mirano essenzialmente a sviluppare o potenziare le capacità psico-relazionali avendo come target di riferimento sia individui, ai quali viene promesso generalmente un miglioramento affettivo, professionale e relazionale, sia aziende, alle quali vengono proposti corsi di “potenziamento del personale”. In entrambi i casi, la tecnica di approccio consiste anzitutto in una sorta di analisi dello stato di “salute” della persona/azienda, effettuata rispettivamente attraverso appositi questionari e test aziendali; si passa quindi ad evidenziare, ingigantendoli, eventuali ma immancabili difetti e punti critici, per poi, finalmente, proporre strumenti (libri) e corsi che sarebbero indispensabili per porvi rimedio (poi, chiaramente, fuori dal lavoro “adescano” ovunque: un giro in Internet, uno in università, ecc.)
_Il kit “professionale”. I “Falsi Leader” condensano intuizioni psicologiche (non sostenute né da rigore scientifico, né da alcuna seria preparazione), pratiche mutuate dalle discipline orientali e slogan rubati alla moda new age. Utilizzano in modo anche abbastanza grossolano (dalla fase di approccio con le potenziali vittime, durante i corsi/attività/”professioni”, e nei successivi tentativi di “affiliazione”/”sfruttamento”) tecniche basilari di: psicologia, vendita, persuasione (a partire dagli automatismi psicologici), comunicazione, ipnosi (tipo immaginazione guidata), PNL… e chi più ne ha, più ne metta ma al fine di modificare l’atteggiamento, e di conseguenza destabilizzare
e rimodellare il senso d’identità e la personalità dei partecipanti. Questa riforma del pensiero (lavaggio del cervello) si distingue nettamente dalla persuasione che tutti noi usiamo e subiamo quotidianamente tra familiari, amici, sul lavoro e dai media. Consiste nella provocazione di certi comportamenti e risposte emotive nei partecipanti, sottoposti a una combinazione di manipolazioni psicologiche e/o fisiche fin dal primo contatto. Tra le manipolazioni psicologiche ci sono gli inganni, gli ordini indiretti, la revisione della storia personale, l’ immaginazione guidata; alcune manipolazioni fisiologiche sono l’iperventilazione, i movimenti ripetitivi, cambio del regime dietetico, del sonno (non approfondisco qui questi temi -per chiunque voglia, esiste un’ampia letteratura su questo, anche solo su Internet, così come relativamente alle caratteristiche dei manipolatori). Parole come Lovebombing, Neolingua, Suggestione, Destabilizzazione, Fiducia, hanno molto a che fare con questi soggetti e con le loro pratiche (anche su questo esiste tra l’altro una letteratura, correlata al fenomeno delle psico-sette, termine con il quale si definiscono appunto quei gruppi che utilizzano tecniche di riforma del pensiero per speculare sulle vittime).

_le dinamiche. Chiave principale per attuare una riforma del pensiero è mantenere l’individuo inconsapevole dell’attuazione di questi processi e degli intenti che condurranno la persona a seguire interessi per lei svantaggiosi. Il manipolatore cerca di raccogliere maggiori informazioni possibili sulle vittime: storia personale, famiglia, si informa sulla situazione economica del partecipante (basta il nome del genitore magari chiesto così, per caso, mentre si parla), data di nascita (alcuni partono dalla data di nascita per farsi fare il piano natale della persona e avere un’idea della personalità). Inizialmente e apparentemente, le tecniche applicate dal manipolatore possono offrire un miglioramento dello stato mentale e/o fisico. Infatti alcune delle tecniche utilizzate, non sono di per sè negative: l’ immaginazione guidata ad. es., se praticata da chi di competenza, può aiutare ad entrare in contatto con sè stessi e a mettere in luce degli aspetti di sè al fine di migliorare consapevolmente il proprio modo “di essere”: il problema subentra nel momento in cui queste informazioni vengono condivise con un manpolatore. Ecco che in contesti solo apparentemente sani ma che in realtà sono “psicologicamente incestuosi”, i partecipanti dei vari corsi/scuole/attività (cioè le vittime) diventano a volte amici, amanti, parenti, dipendenti, colleghi e “studenti”, trainees o coachees… del presunto “leader”, senza una chiara distinzione, di fatto, del limite tra professionale e privato (in proposito relativamente ad alcune professioni, come nel coaching ad. es., io non lo sapevo fino a qualche mese fa, ma esiste un codice etico che esplicita chiaramente che il coach non può stabilire nessuna relazione “intima” con i/le partecipanti alle sue attività); al contempo, “le vittime” diventano tra loro come “fratelli/sorelle”, o comunque legate dall’ammirazione e dal sostegno al “leader” comune. Le vittime sono quindi convinte di stare bene, di essere coscienti, di fare scelte autonome e positive per loro stesse, di aver intrapreso un percorso di crescita e miglioramento personale; non si accorgono che in maniera sottile il manipolatore opera individualmente sulle stesse in base al loro specifico grado di coinvolgimento, tipologia e livello di manipolabilità. Così alcune vittime si ritrovano addirittura coinvolte negli innumerevoli e nascosti ambiti più perversi del manipolatore, che possono arrivare ad essere molto distruttivi e destabilizzanti per la loro persona.

_identikit pubblico e privato. Il gruppo/corso/ente promosso dal manipolatore è soltanto una copertura, spesso presentata come socialmente utile, a volte associata a “nomi importanti” in diversi ambiti. La loro vera identità, se viene rivelata, lo è solo gradualmente, dopo un periodo di indottrinamento delle vittime che altrimenti andrebbero subito via. Chiaramente fa parte della copertura anche l’identikit dei manipolatori vestiti da leader: magari padri di famiglia, molto credenti e praticanti, sensibili e altruisti, attenti alle tematiche sociali, con un passato difficoltoso ecc. ecc. o almeno così, provano a vendersi. Chiaramente dai vari identikit “pubblici” dei manipolatori, non si evincono le loro vite nascoste e perversi interessi, che possono essere di vario genere e contaminarsi di simpatie per: occultismo, esoterismo, numerologia, alchimia, astrologia, partecipazione a “gruppi settari” più o meno noti e legali, promiscuità e perversione sessuale (al catechismo non l’ avevo mai sentito dire che in Paradiso si facessero dei gran “trenini”…), pratiche di vario genere… , tutti mezzi che rappresentano modalità diverse per esercitare il dominio/controllo/potere sugli altri, per acquisire e perfezionare le loro tecniche, per fare “lobby”; utilizzano altri nomi e numeri telefonici oltre a quelli “ufficiali”, hanno rapporti sado-masochisti distruttivi di manipolazione reciproca con i loro coniugi (quando sposati con un altro manipolatore/trice), o rapporti sadici unidirezionali con il proprio/la propria coniuge se questi è una persona normale che è caduta nella trappola e si è bruciato/a l’anima in una relazione di dipendenza affettiva. O ancora, sò addirittura di casi di rapporti incestuosi di manipolatori con dei loro familiari.
6. LA MIA ESPERIENZA DI PSY-COACHING_mi sono salvata da “Psycoach” perché l’ho riconosciuto. Negli ultimi mesi dell’ anno 2009 ho incontrato un individuo
che, tra le varie e diverse attività professionali e corsi che svolge, in alcuni ambiti si fa chiamare anche coach. Lo battezziamo Psycoach (acronimo di Psycho-coach). L’averlo riconosciuto mi ha salvata… dalla manipolazione mentale. Io credo che ad un livello molto, molto sottile, tutte le persone che non sono autentiche, che recitano una parte, si sentono nell’aria, appena si incontrano, dal primo istante: c’è qualcosa che immediatamente, a pelle, ti fa dire “questa persona non me la conta giusta”, “di questa persona non mi fido”, “c’è qualcosa che non mi convince”, “ecco il costume da trekker acquistato dai cinesi”. E credo sia una voce che sentono tutti. Basta ascoltare quella voce, fidarsi di sè. E’ una voce, la prima, che non sbaglia mai, perchè nasce dall’ aver sentito ciò che trasmettono tutti quegli individui in cui esiste uno “scollamento”, un “diseallineamento”, un “distacco”, tra quello che sono e quello che vogliono mostrare di essere, e l’ artificiosità che ne consegue. Ho ascoltato quella voce e ho mantenuto “le antenne ben alzate”: nel giro di pochissimo tempo, a partire dalle prime parole scambiate col manipolatore, ho cominciato a notare una serie di cose, che hanno dato una spiegazione e dei contenuti a quella voce iniziale, a cui se ne sono susseguite altre, fino a redigere la “radiografia psicologica” dell’individuo; ho poi creato le condizioni per allontanarlo ovviamente. E il tutto “just in a while” come dicono gli inglesi o, come si dice da noi, giusto il tempo di un giro di giostra che lui non se n’è neanche accorto, neanche immagina di essere stato tanato in ogni minimo dettaglio.
7. LA LEADER-SHIT al FEMMINILE DI… S-COACH?_90-60-90? La leadership al femminile va di moda. Potrebbe essere che vi ritroviate ad un corso di qualche giorno per sole donne. E potrebbe essere che all’apertura del corso vengano esposti concetti ripescati… dai “modelli statali” di ispirazione ideologica… francese ? (secondo i quali nella vita di una persona il lavoro, la famiglia e l’amore sono
le tre dimensioni guida e devono avere pari importanza/essere in equilibrio); il tutto presentato in chiave simbolico-numerica di ispirazione… “dubbia”?…. S-coach, chiamiamolo così, alterna momenti teorici pescati/studiati da testi di vario genere su management e leadership a lettura di passi di libri o citazioni (che con lui non c’entrano nulla ma con i quali tenta di toccare il cuore delle donne). Non mancano brevi momenti dedicati al benessere delle partecipanti. S-coach e i suoi collaboratori danno sempre un occhio alle dinamiche di gruppo ovviamente; S-coach non dimentica, tra un discorsetto e l’altro, di trovare il tempo di far percepire e magari raccontare alle partecipanti qualcosa su di sé, che riguardi la sua famigliola oppure il suo vissuto personale: se poi questo vissuto è relativo ad un evento “tragico” la fortuna è dalla sua perché tale evento diventa funzionale al rapporto empatico con le partecipanti… è curioso pensare come questo possa provocare in loro una reazione psicologica di un certo tipo, soprattutto se raccontato quasi alla fine del corso quando l’emotività è stuzzicata in modo evidente. Et Voilà! Il gioco è fatto! Non mancano inaspettatamente infatti gli “esercizi” sulle stile ipnotico tipo “immaginazione guidata” volti a lavorare emotivamente sulle partecipanti e col fine di svelare la loro storia personale, personalità e punti deboli. Sono quelli che interessano a S-coach? Curioso pensare come in quei momenti anche solo una frase detta possa influenzare in modo significativo qualsiasi delle partecipanti che hanno giusto messo sul tavolo parte della loro intimità… curioso pensare a come una tale situazione potrebbe avere qualcosa a che fare con il punto di partenza per l’eventuale inizio della rivisitazione della personalità. E poi lo sappiamo, noi donne e l’emotivita camminiamo a braccetto e non abbiamo tante resistenze ad aprirci, alle confidenze. “Gli altri non possono capire, ditegli di provare” dice S-Coach. L’ esperienza di coaching, potrebbe diventare una s-cochciatura?… Tutto questo che centra col coaching? Niente. Ma su quale principio si baserà mai chi propone schemi standardizzati di partenza, “ideologie”, formulette “magiche”/”numeriche” e prestabilite, “teoremi” per esprimere la leadership? Da quando in qua la Leadership si differenzia in base al sesso e da quando in qua deriva da un presunto equilibrio che si raggingerebbe grazie a una formuletta uguale per tutte che dice quali aree della vita sono importanti e quanta importanza devono avere? Non so, facciamo 22-22-22? 44-44-44? quale sarà quella che esprime al meglio la femminilità???… Ogni persona non ha forse la sua unicità, sia esso uomo o donna? e non sarà che in tale ambito non esistono calcoli, percentuali o numeri? (i numeri… quanti significati possono avere i numeri… nella numerologia alcuni, nella massoneria altri, può esistere una storia dietro ai numeri…?); ogni se stesso è diverso da un altro e deve trovare la strada più coerente a se stesso, ai propri valori, stabilire individualmente quali sfere della propria vita valgono e “quanto”, e ha una propria strada specifica per trovare il proprio equilibrio: la leadership non dà i numeri, il coaching neanche… s-coach sì? A parte che, se proprio vogliamo fare i calcoli, il totale dovrebbe essere 100… e s-coach non mancherà nel raccontare frottole per fare in modo che apparentemente, in un modo o nell’altro, si arrivi a 100… ma il punto vero che fa la differenza è: torniamo agli schemini di “modellamento” secondo i quali diamo le tre cifre magiche alle donne tipo 90-60-90? Oggi non possiamo parlare di fisico perchè i tempi sono cambiati e le problematiche
maggiormente avvertite sono altre (si sono spostate anche nell’ambito della conciliazione delle varie sfere della vita, principalmente privata e professionale)… allora le cifre magiche le applichiamo alla testa? così la incelofaniamo e non la facciamo pensare a quelle che sono le vere problematiche? Curioso che S-coach abbia un occhio di riguardo alle teste femminili… frottole su frottole inventerà per giustificare questo suo particolare interesse. Un uomo in mezzo a un gruppo di donne: l’archetipo collettivo dell’harem di Jung vi rammenta qualcosa? E semmai dovessero “gironzolare” in aula altri uomini in veste di partecipanti o collaboratori? Non vi preoccupate: la loro presenza è semplicemente strategica e verrà giustificata con… frottole. Subito dopo un corso così potrebbe anche capitare di fermarsi a riflettere sul perchè vi è stato chiesto “qual’ è la vostra mission nella vita?”: beh, credo che un’azienda sia una cosa e una persona un’ altra… e credo che questa domanda sia formulata da una posizione inibitoria. Credo che il termine mission non sia adeguato ad una Persona, perchè ha a che fare con ambiti concreti e “indicazioni operative” che sono congeniali ad un’azienda, ma nel caso della Persona la bloccano all’interno di uno schema prefissato, inibendo la sua crescita, limitando l’espressione del suo potenziale, la scoperta che deriva dal percoso evolutivo della vita. Mettersi sulla fronte un Mission Statment può essere rassicurante per qualcuno, ma non credo sia funzionale alla crescita personale. Credo sia più opportuno e congeniale parlare di “Direzione” personale, il resto è meglio scoprirlo e cambiarlo strada facendo. Curioso venire a sapere che S-coach si occupa anche di altre tipologie di corsi, sia in ambito aziendale che privato, chissà come si farà chiamare in quei contesti… Trainer007? SuperGuru? Se non ricordo male uno riguarda la sessualità… Sex-Coach? Chissà che formuletta utilizzerà in quel contesto… un bel 69 e passa la paura? Cambierà nel tempo modalità, formule, inventerà manifesti, parlerà e scriverà in tutte le salse, cercherà di “addrizzare il tiro” quando scoperto… ma la sostanza del frottolaio non cambierà mai. Ma da dove li tireranno fuori questi professionisti, da “La Vecchia Università di Tuttologia”?
_Cosa è il coaching: ce lo dice la Federazione Italiana Coach. Basta dare un’occhiata al sito dell’ ICF Italia (sezioni: “cos’è il coaching”, “natura e scopo/i “confini del coaching“, “modalità” e in particolare le 11 competenze” e… “il codice etico“) per avere le delucidazioni di base sulla professione del coach che, oltre a dover avere specifiche competenze del caso, deve attenersi ad una serie di modalità e ad un codice etico, e rispettare dei confini ben identificati. Ne riporto solo alcuni cenni: ad. es, il coach non si concentra sul passato o sull’impatto del passato sul presente, i coach e i clienti si mettono d’accordo su un programma e non sono costretti a seguire un programma e una modalità di contatto standardizzato ma al contrario il coach deve: guidare il cliente in una scoperta personale dei propri obiettivi, far in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente stesso; è il cliente che ad ogni incontro sceglie l’argomento da trattare, il coach si limita ad ascoltare e fare domande; il coach comunica chiaramente la distinzione tra formazione, consulenza, psicoterapia ed altri supporti professionali; il coch è responsabile per la definizione chiara,appropriata e culturalmente sensibile dei confini che governano qualsiasi contatto fisico con i clienti: nessun coinvolgimento di carattere sessuale con i clienti; deve costruire accordi chiari con i clienti e onorarli nel contesto professionale di coaching; esiste un contratto di coaching; un coach si relaziona con il cliente come un partner: non si relaziona con il cliente come un esperto, un’autorità o un guaritore; il coach e il cliente scelgono assieme su che cosa concentrarsi e l’ambito ed gli esiti desiderati dal loro lavoro; i coach non usano le loro conoscenze personali per fare una diagnosi, dirigere o dare soluzioni al cliente; deve identificare le sue qualifiche, competenze, esperienze di coach; non deve sfruttare di proposito qualsiasi aspetto del rapporto coach-cliente per il suo vantaggio o beneficio personale, professionale o monetario; il lavoro/ricerca del coach deve essere effettuata con la necessaria approvazione o di consenso di coloro che sono coinvolti, e con un approccio che ragionevolmente proteggerà i partecipanti da ogni potenziale danno; ecc ecc.
._La Leadership… al femminile… ???: se esiste una cosa che di sicuro è asessuata, è la Leadership. Indipendentemente da che tipo di corso si tratti e da chi sia condotto, torno a parlare del sesso della Leadership, perchè di corsi di Leadership al femminile in giro ce ne sono diversi, e da qualche anno. Sfido chiunque a sostenere che la Leadership sia di genere maschile o femminile. Come scrive Massimo Bandinelli, un Business&Life Coach presente in rete, nel suo blog dal quale riporto alcune frasi del post “Leadership Development&Coaching: istruzioni per l’uso?”: “Dopo aver incontrato, nella mia esperienza professionale, più di 150 leader in posizioni di vertice nelle proprie organizzazioni, posso affermare con una certa serenità che ho sperimentato altrettanti stili diversi di espressione della loro Leadership. Nessuna rilevanza, devo dire, pare abbia avuto se si trattasse di maschi o femmine, laureati o non laureati, belli o brutti”. ”Se oggi giorno esiste una grande perdita di leadership nelle organizzazioni è perché ci sono troppe ricette legate a “come si dovrebbe essere” per essere Leader. Come risultato la “patina” prevale e la coerenza e la sostanza si perdono”. “La Leadership è una delle massime espressioni della Libertà propria e altrui”. Indipendentemente dal fatto che a condurre un corso al femminile sia un manipolatore o meno, penso che i corsi di Leadership al femminile siano una trovata “markettara” che rientra in un’ampia categoria di prodotti da vendere al target femminile, sicuramente sempre più appetibile, e le ricerche di mercato questo lo confermano: ormai le donne da tempo acquistano di tutto da sole, anche le assicurazioni delle automobili e influenzano nei loro acquisti gli uomini, sono loro che guidano il mercato; per questo ed altri motivi è diventata una questione di business averle anche all’ interno delle aziende. Ma allora, questo approccio che considera il mondo femminile come un target “a parte” in qualsiasi ambito, al punto da spacciare il concetto della Leadership come un qualcosa che abbia a
che fare con il genere sessuale, non nasconde un’ incapacità, timore, disorientamento, sia femminile che maschile, di fronte all’esigenza di condividere nuove regole per fare in modo di adattare quei modelli di business, di vita, economici e politici, ad un cambiamento sociale e culturale che è già avvenuto, e che quindi non si addicono (o non si addicono più) alle nostre esigenze, sia di uomini che di donne? Non è forse un approccio che sortisce solo l’effetto di mantenre l’ ombra antagonistica tra uomini e donne, ormai superata e sicuramente sterile? Per alcuni è un approccio speculativo e strumentale, perchè vogliono “tirar su soldi” finchè le cose non cambieranno (attraverso i corsi di “formazione”/coaching ecc ad. es.) e nel contempo vogliono mantenere lo status quo, tenendo la situazione (le donne) sotto controllo (attraverso modelli “prestabiliti” di Leadership ad. es). Ma credo si tratti di una minoranza: al contrario credo che donne e uomini, in quanto persone, abbiano l’ intelligenza necessaria per non essere strumentalizzati… Sanno che devono collaborare intorno allo stesso tavolo per condividere nuove regole, per migliorare la società e la loro qualità di vita. In proposito mi viene in mente la “tag line” del blog di Donne Manager: “conversazioni tra uomini e donne sulle pari opportunità”.Parliamo quindi piuttosto di modelli economici, sociali, e politici che non funzionano e parliamo di persone: che siano uomini o donne questo è solo un dettaglio che
caratterizza la loro unicità. Parliamo di pari opportunità in senso ampio e in tutti gli ambiti della vita, sia per gli uomini che per le donne. Se in giro c’è qualche manipolatore che tenta di reclutare vittime femminili, per sfruttarle a fini personali, utilizzando l’antagonismo uomo-donna “siamo in un mondo costruito al maschile”, “non dovete esserre aggressive ma femminili”, per far finta di essere dalla loro parte e propone delle formulette che riconducono alla conciliazione lavoro-famiglia-amore, è perchè le donne avvertono sicuramente difficoltà e disagio nel loro quotidiano, nella gestione di tutti i loro “ruoli”, e perchè alcune di loro ancora reagiscono a questo credendo nel mito dell’ icona aggressiva “donna in carriera” stile anni ’80. Il punto è che la soluzione non sta nell’eseguire delle indicazioni standardizzate al fine di riuscire ad ingoiare la pillola. L’ unica soluzione è quella di collaborare, uomini e donne, facendo diventare il tema delle pari opportunità, un tema relativo alle persone, non un problema femminile; parliamo di condivisione dei ruoli in base alle individuali scelte, e non di rovesciamento o scontro dei ruoli; parliamo di valori e di priorità individuali. A mio avviso una società evoluta si basa sul rispetto e la valorizzazione delle diversità indipendentemente dai generi maschile o femminile. Ristabiliamo e condividiamo le nuove regole nel rispetto reciproco in quanto persone. E com scriveva Marina Terragni in un suo articolo pubblicato su Il Foglio a marzo 2008, e riproposto ancora nel 2010 sul suo blog “Il business detta le sue priorità e i suoi tempi: ma quali sono i nostri, di donne e uomini?.
8. LE VITTIME_chi sono e perché: l’ intelligenza e la cultura non bastano. Per chi li guarda con distacco, i manipolatori sono talmente la parodia di una persona normale, che generano ilarità. Sono ripetitivi e schematici nell’utilizzo delle loro tecniche, scontati e prevedibili, totalmente celebrali (chissà che mal di testa!), i sentimenti li recitano, e dopo poco tempo la maggior parte delle persone li scopre senza che loro neanche se ne siano accorti… eh sì… loro sono furbi… così furbi che neache immaginano lontanamente quello che gli altri pensano di loro; fondamentalmente si impiccano da soli con la loro corda, l’unica cosa che gli resta è l’ emicrania cronica che si fanno venire a forza di pensare. Possono però avere un effetto pericoloso e distruttivo su coloro che invece non mantengono “il distacco”. E si può trattare di persone di elevata cultura e intelligenza. Alcuni manipolatori possono essere molto sottili e abili nell’utilizzare le tecniche di manipolazione in modo insospettabile: so di casi di professionisti, anche Coaches e Psicolgi, caduti a loro volta nelle grinfie di psicopatici manipolatori. Perché? L’ intelligenza, la cultura, l’affermazione sociale, non esulano nessuna persona dal fare i conti con la propria storia personale e con le falle emotive che questa può aver segnato, né con i momenti di difficoltà che
ciascuna persona affronta nel corso della vita e durante i quali alcuni nervi restano emotivamente scoperti, né con una sana voglia di mettersi in discussione e cercare delle risposte. A volte capita semplicemente che in maniera inconscia si venga attratti verso esperienze e persone che non vanno verso quella che è la propria direzione di vita, ma al contrario succhiano energie positive che andrebbero impiegate in tuttaltro al fine di fare quello che si desidera e fa davvero stare bene se stessi; in quel caso bisogna capirlo e, guardando dentro di sé e nella propria storia, prendere consapevolezza del perché si innescano dei meccanismi istintivi, sempre gli stessi, in modo ciclico, che fanno “sbagliare” direzione e quali sono i nodi strutturali ed emotivi che vanno sciolti per cominciare ad andare anche istintivamente, e non solo
razionalmente, verso la direzione giusta e davvero voluta per se stessi. E in alcuni casi può non essere facile perchè quelle forze inconsce possono essere forti al punto di far tacere non soltanto “la vocina interna” di cui parlavo al par. 6, che si sente e mette subito in guardia quando si incontra un manipolatore, ma possono anche rendere ciechi di fronte ai primi e successivi segnali di cedimento della maschera del manipolatore. Ogni giorno rappresenta un’opportunità per ciascuno di noi per accrescere il proprio livello di consapevolezza, per sciogliere quei nodi che hanno a che fare con la nostra storia e struttura personale, con l’imprinting che abbiamo ricevuto e che si è modificato o consolidato grazie alle esperienze che abbiamo vissuto. Ma anche il manipolatore è interessato a quei nodi, è lì che attacca il suo gancio emotivo: li vuole sciogliere anche lui ma per portare le vittime nella sua di direzione, non nella loro. E se gli raccontano la loro storia personale, gli danno pure una mano, soprattutto se non lo hanno riconosciuto. Lui farà di tutto per rivisitare la loro storia personale e destabilizzarle sui loro punti di riferimento in modo che si affidino alle sue mani… ! Penso ad. es. a tutte quelle persone che restano “incastrate” per anni in rapporti autodistruttivi con manipolatori/trici, nonostante siano persone mature, intelligenti e con cultura. E parlando di emotività non posso che rivolgere un pensiero particolare al mondo femminile, all’ interno del quale l’emozione è caratterizzante e al tempo stesso terreno fertile per un manipolatore. Credo che la fiducia non sia qualcosa di dato, che cade dal cielo, è un’elemento meraviglioso e importantissimo che va costruito all’interno di un qualsiasi rapporto (di certo non con un manipolatore). La consapevolezza ci permette di gestire noi stessi e le relazioni di qualsiasi genere con gli altri, permettendoci di essere “allineati” con la nostra identità e di andare nella direzione che riteniamo più giusta per noi. Ci permette di fidarci di noi stessi e di “ascoltare le vocine interne”. Lo sapevo dai tempi del Liceo che gli antichi pensatori avevano capito tutto della vita: “Conosci te stesso”.
9. COME ORIENTARSI NELLA SCELTA “FORMATIVA”_l’ informazione. La consapevolezza di sé, la propria struttura personale, le proprie risorse, la capacità di sapersi gestire e saper gestire gli altri, variano soggettivamente: è necessario individuare delle linee guida comuni che possano aiutare chiunque per evitare di incappare in esperienze distruttive. La casistica ci insegna che può accadere che un qualunque percorso formativo, che si era intrapreso per migliorare qualche aspetto di sé, della propria vita e/o colmare delle carenze avvertite, diventi un percorso di spoliazione della propria personalità, e cambiamento dei propri valori e credenze, con a volte addirittura la triste conseguente perdita dei propri affetti ed abitudini, esborsi di denaro, ecc. La legge oggi ancora non tutela da molti di questi raggiri. Io credo che una chiara, continua e attendibile informazione, possa essere sicuramente d’aiuto a chiunque. Quindi sì all’approfondimento critico della cultura personale multisettoriale: sì ai libri, alle notizie sul web (conoscere ad. es. le tecniche utilizzate dai manipolatori potrebbe servire a qualcuno per riconoscerli anche nei momenti di minore lucidità, così come approfondire la letteratura sulle psico-sette e le loro dinamiche; per chi non ha conoscenze di marketing e comunicazione approfondire le tecniche di persuasione; e sì a tutti gli altri argomenti venuti fuori in questo articolo). E sì soprattutto ad un’attenta valutazione dei corsi e delle attività proposte: oggi l’offerta è molto nebulosa e poco regolamentata. Boicottare quei corsi di formazione/coaching che non danno sufficiente garanzia sulle tecniche utilizzate,
sulle attività proposte, sugli obiettivi impliciti: pretendete un’ informazione chiara, completa, esaustiva e trasparente. Diffidare invece di chi vi dice “provate”, o dopo un corso “gli altri non possono capire, non si può raccontare, ditegli di provare” (approfondite in proposito i termini neolingua, lovebombing ecc elencati prima). Pretendere sempre che sottoscrivano dei contratti di formazione nei quali ci siano dichiarati tutti gli aspetti che concernono la formazione e pretendere dei risarcimenti qualora devino dalle promesse sottoscritte. Diffidate di chi vi “regala” qualcosa: nessuno regala nulla per non avere nulla in cambio, e se regala deve esserci qualcuno che lo sponsorizza: chiedetevi perché. E soprattutto indagate su chi vi propone il corso/attività: passato professionale, qualifiche, abilitazioni, metodologia, attestati che vi rilascerà dopo il corso, programmi e obiettivi dei corsi… Specificatamente al coaching, consultare il codice etico che tutti i coach devono rispettare. La persona che vuole proporsi come coach deve essere soprattutto Integra, Etica… deve farvi da specchio e come tale essere professionalmente distaccato, autentico, trasparente… in modo che voi, e solo voi, possiate specchiarvi e definire la vostra direzione. E’ quello che in modo obiettivo dovrebbe saper fare un buon amico ma con in più delle conoscenze tecniche che dovrebbero facilitare il tutto. Ecco ancora solo alcuni altri criteri di discernimento che possono essere utili in alcuni casi per distinguere organizzazioni dubbie da altre più affidabili: l’incongruità dei costi (non dovrebbero discostarsi di molto da tabellari ufficiali per corsi similari presso le Camere di Commercio); la sede e relative modalità di svolgimento dei corsi, caratterizzati da una limitazione della libertà personale e dal mancato rispetto dei ritmi riposo-veglia; l’uso sistematico – e talora ossessivo – di strumenti secondari e del tutto estranei all’organizzazione del lavoro, quali musiche e ritmi specifici, diversi colori, slogan e frasi stereotipate, in alcuni casi la cura ossessiva dell’abbigliamento (alcuni gruppi utilizzano divise simil-militari), delle posture e dei comportamenti formali; le qualifiche generiche (esperto) dei docenti; il clima di segretezza unito alla richiesta di informazioni personali e familiari (spesso anche intime) del tutto estranee al tipo di lavoro svolto; la tendenza a proporre di continuo corsi di livello – e costo – superiore. Se volete approfondire il fenomeno individuato specificatamente con il termine psico-sette, vi segnalo il blog di Raffaella Di Marzio, psicologa specializzata nella ricerca sulle nuove religioni/culti e sette: l’ho trovata navigando in rete e mi sembra interessante.
10. CONCLUSIONI_
_Vademecum per tutti. Per non incappare in esperienze negative e distruttive di questo genere: 
- prendere atto che la manipolazione mentale e psicologica esiste nel quotidiano e può riguardare tutti: si può incontrare un manipolatore ovunque, anche senza che ci sia di mezzo un corso, attività o discipline
- studiare, informarsi e approfondire il profilo psicologico dei manipolatori, le tecniche utilizzate nella manipolazione/riforma del pensiero per imparare a riconoscerle
- prima di partecipare a qualsiasi corso, attività, disciplina informarsi su tutto: avere un benchmark (se ad. es. si vuole intraprendere un corso di formazione proposto da un trainer, bisogna sapere in cosa consiste tale figura professionale – chi è un trainer e cosa fa-e sapere cosa è offerto sul mercato), avere informazioni su chi propone il corso e sulle attività che propone.
- Divulgare l’informazione, condividendo anche le proprie esperienze personali.
- Sensibilizzare le istituzioni per regolamentare le professioni non ancora regolamentate, pechè vengano approfonditi gli studi di ricerca psicologica sulla manipolazione mentale e venga avviata un’attività informativa preventiva verso la popolazione.
_Una chiave di lettura: verso l’evoluzione. Qual’è allora la chiave di lettura utile a tutti? Non è forse il caso di porsi tutti questa domanda, sia chi è riuscito ad evitare la manipolazione sia chi al contrario no? Non è forse il caso di promuovere una sana identità
del genere umano, non solo per noi stessi e per le persone a noi più vicine, ma per chiunque? Probabilmente non possiamo fare nulla per i figli dei malati manipolatori che ne hanno, e per i problemi che si porteranno dietro a causa loro, recependo fin da piccoli il messaggio che la vita è una recita, è finzione, perdendo da subito il contatto con la loro identità più intima anzichè cominciare a costruirsi una solida struttura personale che li renderà forti e persone; né possiamo fare nulla per le persone a loro più vicine, nè possiamo convincere i manipolatori che hanno bisogno di provare a farsi curare da qualcuno bravo, ma di sicuro possiamo promuovere e dare spazio a tutto ciò che è autenticamente sano ed umano, integro, iniziando da noi. Iniziando ad evolvere noi stessi e implicitamente a stimolare quindi l’evoluzione di chi ci è intorno ed è ricettivo. Il futuro del genere umano saranno i nostri figli: credo che l’unica cosa che un genitore possa trasferire ad un figlio sia l’ essenza di se stesso, quello che è come persona, non la recita di qualcuno che non esiste: un figlio lo sa, se ne accorge, lo respira. Non sono ancora madre ma parlo da figlia, e per questo credo che il mio pensiero abbia ancora più valore rispetto allo stesso che potrebbe essere detto da un genitore. Credo che nella direzione di promozione di un domani sano ed intimamente umano, rientra l’amorevole accettazione di se stessi e di tutti gli altri, compresi i disturbati manipolatori; è così che, alla base dell’ilarità che ad un fugace sguardo distaccato un manipolatore può suscitare, c’è, se ci si riflette un minuto, un equilibrato e distaccato stato d’animo che va oltre l’indifferenza, oltre l’accettazione del manipolatore, oltre la compassione: è uno sguardo autentico e integro che guarda il manipolatore semplicemente per quello che è, con la sua debole struttura personale e la sua condanna ad una cronicizzata recita di “vita”, scaturita da tempi immemori dalla perdita del contatto con sé stesso e che nasconde molto altro. Questo però, non può certo giustificare la sua intenzionalità nel tentativo di speculare sulla vita degli altri. Il futuro è nelle nostre mani. Possiamo scegliere di percorrere la direzione che vogliamo senza sprecare inutilmente energie.
Tutti parlano di crisi, di paura, di incertezza. Io credo che il periodo che stiamo vivendo sia un momento magico di cambiamento. Un cambiamento profondo perché nasce “dal basso”, è sentito dalle Persone che condividono le informazioni e le esperienze da un capo all’altro del mondo, che non credono più a tutto quello che gli viene detto; un cambiamento che accentua la crisi di modelli economici-sociali costruiti in maniera funzionale al potere, ispirati dallo sviluppo speculativo ed individualista, imposti dall’alto: i comportamenti furbi e manipolativi sono una delle espressioni dell’alienazione, conseguente a questi sistemi, i manipolatori ne sono le vittime più devastate nel loro intimo, vivono in maniera completamente destrutturata e distaccata da sé stessi, è per questo che sono così deboli, non hanno fondamenta. E tentano di sopravvivere a questo momento camuffandosi tra i promotori (come il coach manipolatore). Al contrario si sta risvegliando la naturale tensione dell’uomo verso la riscoperta dell’unica vera opportunità di esprimere il proprio potenziale, la sua forza: l’ Integrità. Una riscoperta che richiede un approccio autentico ed evolutivo nei confronti di se stessi con la consapevolezza che questo coinvolgerà anche la vita degli altri. E’ per questo che il concetto di Sviluppo Sostenibile assume un significato alto e profondo: non è qualcosa relegato al tema “ambiente” ma coinvolge tutti gli aspetti della nostra vita; è la manifestazione delle regole
imposte e sentite dalle Persone di chiarezza e trasparenza, è la richiesta di adesione ad un cambiamento che non può essere di facciata ma deve essere strutturale, a partire dalle singole identità delle persone. E come tale si manifesterà non soltanto nel quotidiano, negli stili di vita dei singoli ma anche nella società in tutti i suoi ambiti, compreso quello lavorativo. Si presenta finalmente l’opportunità di esprimere se stessi anche nella propria professione, di riscoprire il valore strutturale e il ruolo culturale e sociale della professionalità, che non ha nulla a che vedere con il concetto di carriera speculativa degli anni passati che richiedeva l’adesione ai vecchi artificiosi sistemi; nel nostro paese riguarderà anche il raggiungimento di un rapporto autenticamente paritario tra uomo e donna. L’elogio della furbizia ha stancato e ha mostrato la sua debolezza e il suo fallimento. Le persone ritornano a pensare in maniera autonoma. Come dice Diego Masi nel suo libro GO GREEN “oggi stanno tutti andando verso uno stile di vita più rotondo, più giusto, più altruista. Si va verso una concezione di successo che non ha più a che fare con posizioni di prestigio ma più con la qualità della vita.” Anche chi non ha capito la forza enorme di una vita autentica e integra, da furbi, dovrà adeguarsi. Anche chi non sente questi temi per sua struttura personale, etica o morale, anche il più cinico che si fosse fatto bene i calcoli lo capirebbe. E ai furbi, compresi i manipolatori, mai come da oggi non basterà più una pennellata superficiale di “buonismo”. Volenti o nolenti dovranno sforzarsi e adeguarsi. Anche se l’integrità per loro rimarrà un sogno irrealizzabile.
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